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Open Space Technology
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Secondo Harrison Owen, che ha sviluppato questa metodologia, passione e responsabilità sono fondamentali per promuovere il cambiamento, su questo concetto si basa l’Open Space Technology. L’OST è stato estensivamente utilizzato da aziende private e pubbliche, in Europa e nel mondo, per gestire convegni e laboratori di progettazione partecipata con un numero di partecipanti compreso tra 5 e 2000 persone. E’ molto utile per aprire un confronto su questioni complesse dove non esiste una soluzione univoca.
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Project Cycle Management (PCM)
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Il Project Cycle Management – e le tecniche ad esso associate, il GOPP (Goal Oriented Project Planning) ed il Quadro Logico (LFA - Logical Framework Approach), è ormai largamente diffuso come strumento di progettazione.
Utilizzato con successo in molteplici e differenti situazioni, sia in Europa che nel resto del mondo, costituisce un’affermata metodologia di programmazione e progettazione. Caratteristica distintiva del Project Cycle Management è la particolare attenzione che rivolge alla definizione degli obiettivi e dei risultati che un progetto deve raggiungere per soddisfare gli effettivi bisogni dei destinatari degli interventi. E' attualmente utilizzato da molte DG della Commissone Europea, in molti programmi di cooperazione allo sviluppo ed nel Programma di Iniziativa Comunitaria EQUAL.
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EASW – European Awareness Scenario Workshop
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Si tratta di una metodologia promossa dalla Commissione Europea per facilitare la partecipazione sociale e l’approccio dal basso alla programmazione degli interventi.
Consente ai partecipanti di scambiarsi informazioni, discutere i temi ed i processi che governano lo sviluppo economico e sociale, stimolandone la capacità di identificare e pianificare soluzioni concrete ai problemi esistenti.
I partecipanti si incontrano per scambiare opinioni, sviluppare visioni sul futuro della propria comunità, proporre come superare gli ostacoli che frenano il passaggio a modelli di sviluppo sostenibile.
I partecipanti sono gli esperti , in quanto, operando a livello locale, essi:
•conoscono le opportunità di cambiamento ed i loro limiti;
•possono promuovere il cambiamento modificando i propri modelli comportamentali.
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Appreciative Inquiry
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L’Appreciative Inquiry è un approccio alla costruzione di percorsi partecipati che segue una impostazione radicalmente diversa da quelle tradizionali. L’assunto alla base di questo approccio è che le persone e le organizzazioni evolvono nella direzione delle cose che studiano ed approfondiscono. Se studiano i problemi tendono a problematizzarsi, se studiano le cose che funzionano tendono ad evolvere in senso positivo verso tali modalità organizzative. Il percorso partecipato secondo questo approccio si sviluppa in quattro fasi specifiche:
discovery –> dream –> design –> destiny
Nella fase di discovery (scoperta) le persone sono impegnate, normalmente attraverso una indagine sul campo che si sviluppa in una serie di interviste, ad apprezzare ciò che di buono e positivo c’è nella comunità su cui si sta lavorando.
Con il dream (sogno), i partecipanti sono chiamati a sognare ciò che intendono realizzare a partire dagli aspetti positivi identificati.
Con il design (progetto) essi progettano ciò che vogliono realizzare e con il destiny (realizzo) si programmano le azioni necessarie ad implementare il tutto. Attraverso queste quattro fasi dunque, la comunità locale partecipa alla costruzione ed allo sviluppo del progetto attraverso un percorso di apprendimento basato sull’apprezzamento di ciò che di buono la caratterizza.
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Future Search Conference
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Sviluppata a partire dalla fine degli anni ‘80, grazie soprattutto al lavoro di Sandra Janoff e Marvin Weisbord, la Future Search Conference è uno strumento di progettazione partecipata costruito sull’idea che valorizzando ciò che accomuna un gruppo di stakeholders, è possibile costruire dei percorsi di cambiamento efficaci. Essa, partendo da un'analisi della situazione attuale e passata del contesto su cui si sta lavorando, porta i partecipanti ad elaborare uno scenario futuro condiviso ed a progettare azioni per cominciare, da oggi, a realizzarlo.
Dal funzionamento estremamente semplice, la Future Search Conference consente, in un tempo relativamente ridotto, di portare un gruppo medio/grande di persone (tra 60 e 70, ma si contano casi con un numero di partecipanti molto maggiore) ad affrontare questioni anche estremamente complesse. Questo perché, immaginando e desiderando tutti insieme la realizzazione dello scenario futuro, i partecipanti tendono a valorizzare ciò che li accomuna e su cui sono d’accordo, creando un ambiente di lavoro in cui:
•fiducia ed ottimismo caratterizzano il dialogo tra le persone;
•diversità e complessità diventano una risorsa;
•interessi e punti di vista anche molto diversi convivono, componendo una rappresentazione della realtà più completa di quella dei singoli attori;
•si affrontano e risolvono i potenziali conflitti;
•si cambia, attraverso il confronto, il proprio punto di vista;
•si promuove il coinvolgimento attivo dei partecipanti nelle iniziative che si vanno a progettare.
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Creative Problem Solving
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Il Creative Problem Solving consente di lavorare, individualmente oppure in gruppo, in modo più creativo ed efficace, aumentando la capacità di trovare soluzioni innovative e non convenzionali ai problemi che si stanno discutendo. Si articola in cinque attività fondamentali:
1.Analisi dei problemi
2.Definizione dei problemi
3.Proposta di idee-progetto
4.Progettazione
Alla base dell’approccio Creative Problem Solving c’è l’idea che, per migliorare la creatività di un gruppo, sia prima di tutto necessario dare più spazio all’immaginazione ed ai contributi di ciascun partecipante, per poi procedere in un secondo momento alla selezione deglle attività da intraprendere.
Per questo ciascuna attività è caratterizzata da due diverse fasi di lavoro:
•Fase divergente: è la fase di esplorazione e ricerca. Spinge il gruppo ad ampliare il suo modo di pensare, lo porta a prendere in considerazione un numero più elevato di possibili alternative. A partire da un esame di ciò che già si conosce, si sviluppa attraverso la sistematica aggiunta di nuovi elementi e dati che consentono di guardare in modo diverso a ciò su cui si sta ragionando.
•Fase convergente: è la fase delle scelte e delle decisioni. A partire dall’analisi dei dati raccolti nella fase divergente, attraverso la progressiva semplificazione del ragionamento ed identificazione degli elementi più rilevanti, porta il gruppo a scegliere di lavorare su una cosa piuttosto che un’altra. |
Technology of Participation
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La Technology of Participation è una metodologia per la gestione di gruppi di lavoro basata sul pensiero sistemico e particolarmente adatta alla costruzione di percorsi partecipati di progettazione e pianificazione strategica. Questo perché consente di guidare un gruppo nella definizione di obiettivi a medio e lungo termine e delle azioni necessarie a realizzarli. E’ basata su una serie incrementale di fasi di lavoro che, a partire dallo sviluppo di una visione futura, guidano il gruppo fino alla programmazione esecutiva delle attività da intraprendere.
Si distingue dagli altri metodi di progettazione partecipata perché:
1.a differenza di molte altre tecniche, che partono dall’analisi del contesto e dei problemi che lo caratterizzano, il lavoro di un gruppo con la Technology of Participation comincia con lo sviluppo di una visione futura positiva. Ciò perché, secondo questo metodo, è possibile analizzare un contesto solo avendone una chiave di lettura, costruita partendo da una possibile visione della sua evoluzione. In questo modo diventano visibili le contraddizioni e gli ostacoli che si frappongono alla sua realizzazione, cioè alla crescita ed evoluzione del sistema. Conoscendoli è possibile identificare le strategie migliori per realizzarle e progettare le azioni necessarie a dargli gambe;
2.si raggiunge un dettaglio nella progettazione quasi esecutivo, spingendo il lavoro del gruppo fino alla definizione operativa delle azioni, l’identificazione dei soggetti responsabili, la programmarne di tempi, luoghi e modalità di realizzazione. |
Focus Group
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E’ una tecnica per lo sviluppo di discussioni guidate di gruppo centrate su uno specifico argomento. Nato negli anni 50 dal lavoro di Merton nel campo della ricerca sociale, diffusamente utilizzato nella pubblicità e nei sondaggi di mercato, l’uso del Focus Group si è col tempo esteso anche nell’ambito di numerosi progetti ed iniziative di animazione e sviluppo locale come strumento per rilevare i bisogni e la percezione dei partecipanti rispetto ad un prodotto/servizio che si sta sviluppando o su un dato fenomeno che si sta osservando. Strumento particolarmente adatto allo sviluppo di indagini qualitative, il Focus Group non deve in alcun modo essere confuso con altri strumenti di progettazione partecipata.
Attraverso un Focus Group è possibile comprendere i bisogni specifici dei destinatari finali di un progetto, o degli utenti di un servizio, a partire da un campione rappresentativo di questi ultimi, analizzando in profondità ciò che le persone pensano al di là delle opinioni superficiali che possono avere.
Il Focus Group è costruito sull’idea che raccogliendo le diverse opinioni e punti di vista delle persone, ed osservando come i partecipanti interagiscono all’interno di un gruppo e modificano le proprie opinioni di partenza, sia possibile raccogliere un maggior numero di informazioni che attraverso semplici interviste individuali. In un Focus Group il lavoro si basa su delle discussioni guidate, che vengono moderate da un facilitatore. Egli deve fare in modo che i partecipanti si sentano liberi di esprimere le loro opinoni e contemporaneamente deve mantenere la conversazione focalizzata sul tema proposto. |
Brainstorming
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La tecnica del Brainstorming è stata creata da Alex Osborn, un pubblicitario americano, nel 1938. E’ una tecnica che può essere utilizzata per far emergere la creatività e la generazione di nuove idee su un qualsiasi argomento. Può essere usata sia da un gruppo ma anche da un singolo individuo.
Un brainstorming dura generalmente due ore. Normalmente si consiglia di utilizzare questa tecnica con non più di 15 persone e si sviluppa in due fasi. La prima è una fase divergente. I partecipanti sono liberi di esprimere il proprio pensiero e sono invitati a sospendere il giudizio sulle idee che man mano emergono. Ciò che conta è la quantità. Ci sarà tempo in un altro momento per giudicare la qualità di ciò che è stato detto.
Il concetto della sospensione del giudizio è fondamentale per comprendere il funzionamento del Brainstorming. Quando un’idea creativa sta nascendo ha bisogno del giusto tempo per evolversi ed arrivare alla sua strutturazione finale.
Interrompere questo processo creativo con un giudizio troppo affrettato potrebbe portare alla perdita di una potenziale idea, per questa ragione anche le idee che sembrano più strane devono essere prese in considerazione.
Nella successiva fase convergente, le idee prodotte vengono valutate e selezionate in modo da raccogliere le più interessanti.
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